Non serve a nulla analizzare gli schemi, i cambi o la cronaca di una sfida decisa dai gol di Da Silva (autore di una doppietta al 33' pt e al 25' st) e dall'autorete di Cocetta al 12' st. Il 3-0 subito a Barletta parla già da solo: non è un semplice passo falso sul campo, ma l'ennesima pugnalata al cuore di una tifoseria e di una città intera, ormai stremate da una gestione che sembra non avere mai fine nel suo percorso di mortificazione sportiva.
La retrocessione in Serie C, una ferita ancora aperta e sanguinante, si pensava potesse toccare il fondo. Invece, la proprietà targata De Laurentiis continua a dimostrare che al peggio non c'è mai fine. Vedere la maglia biancorossa calpestata in questo modo, senza una reazione d'orgoglio e senza la minima parvenza di appartenenza, equivale a un vero e proprio affronto alla dignità di chi questa squadra la ama e la sostiene ovunque.
A rendere il quadro ancora più desolante è il silenzio del post-partita. Ci si aspettava una presa di posizione, che il direttore Marino ci mettesse la faccia per spiegare all'ambiente cosa stia succedendo e quale debba essere il futuro di questo campionato appena iniziato. E invece, ancora una volta, solo un vuoto comunicativo che sa di indifferenza e disimpegno.
Si preannuncia l'ennesima stagione di sofferenza e passione calpestata. La sensazione diffusa tra la gente è che per la Bari calcistica la condanna sia un amaro "fine pena mai", costretti a guardare da spettatori l'ennesimo scempio ai danni della propria storia.