Barletta-Bari non può essere considerata una semplice sfida di campionato. Per la storia del club, per il valore della maglia e per il contesto in cui si inserisce questo match, l'unico risultato ammissibile è la vittoria. Non si tratta solo di conquistare tre punti in classifica, ma di lanciare un segnale chiaro e inequivocabile all'intero torneo e all'ambiente circostante.
Le ragioni per pretendere il massimo sono molteplici e profonde. All'epoca della promozione del Barletta in Serie C, fecero discutere le esterne dichiarazioni del primo cittadino barletano, che lasciò andare commenti ironici e fuori luogo sul confronto tra le due realtà calcistiche. Un'uscita infelice che travalica le battute istituzionali e che riflette, purtroppo, un pensiero diffuso tra molti tifosi biancorossi rivali: l'idea che il Bari possa essere ridimensionato e affrontato alla pari, al di là dell'amicizia e del rispetto storicamente condiviso dalle due tifoserie. Il gemellaggio sugli spalti resta un valore di civiltà, ma sul terreno di gioco non ci deve essere spazio per alcuna concessione.
Questo match rappresenta soprattutto una questione di dignità. La proprietà ha il dovere morale di restituire a Bari e al suo popolo tutto ciò che è stato tolto negli ultimi anni. La città e la tifoseria hanno subito mortificazioni sportive inaccettabili; per questo serve una prestazione d'orgoglio capace di ridare lustro a una maglia storicamente prestigiosa. La Serie C è una dimensione che non compete a questa piazza: restarci significa prolungare un'agonia ingiustificata per chi sostiene questi colori con passione incondizionata.
Scendere in campo con la giusta determinazione serve a ribadire la propria identità: mostrare a tutte le avversarie che il Bari è in questa categoria soltanto di passaggio e che intende uscirne al più presto. Senza un successo convincente, la percezione generale rimarrà quella di un continuo giro di parole ai danni della gente, di una promessa mai mantenuta. Questa sera non saranno ammesse scuse né calcoli: il Bari deve vincere per ristabilire le gerarchie e per dimostrare sul campo il rispetto che la sua storia esige.