C’è qualcosa di profondamente illogico, quasi commovente, nel numero che arriva dagli uffici della prevendita per Monza-Bari. Superata quota mille. Mille anime che sabato si metteranno in marcia verso il Nord, ignorando chilometri e buon senso oltre al prezzo delle trasferte aumentati per il greggio.
Ma se ci fermiamo un attimo a guardare la realtà con l'eleganza della verità, emerge un paradosso che grida vendetta.
Guardando la classifica attuale (quella che vede il Bari scivolato pericolosamente nelle zone d’ombra del campionato), questi mille biglietti non dovrebbero esistere. In qualsiasi altra piazza, il distacco sarebbe la conseguenza naturale di una stagione avara di gioie. Invece, Bari risponde con l’aristocrazia della sua gente: mille persone che scelgono di essere "oltre", di viaggiare non per seguire un successo, ma per onorare un’appartenenza.
Il punto è proprio questo: esiste una sproporzione evidente tra la nobiltà di chi viaggia e la freddezza dei numeri in graduatoria. Questi mille cuori biancorossi sono un asset che meriterebbe un trattamento diverso, un palcoscenico differente, una cura che vada oltre il semplice "comunicato del sold-out". È come possedere un diamante e non avere una teca in cui esporlo, o peggio, non rendersi conto del suo valore mentre lo si tiene in tasca.
La lezione della Brianza
Sabato a Monza non andrà in scena solo una partita di calcio. Andrà in scena una lezione di stile. Mille baresi ricorderanno a tutti — a chi gioca e a chi osserva — che questa maglia ha un peso specifico che la classifica attuale non riesce minimamente a contenere. Mentre il Bari lotta per uscire dalle sabbie mobili della Serie B, il suo popolo ha già vinto il suo campionato di dignità.
Speriamo solo che, prima o poi, chi ha il dovere di gestire questo immenso patrimonio umano si accorga che il tempo della mediocrità è un insulto a chi, sabato sera, urlerà per novanta minuti in terra straniera.
Mettetevi una mani alla coscienza!